Comprare scarpe sostenibili non è più un’utopia

Comprare scarpe sostenibili non è più un’utopia

La scarpe sono un tipico prodotto dell’industria della moda fast e consumista. La verità è che siamo stati abituati male: compriamo un paio di scarpe da ginnastica ad ogni inizio stagione, facendoci guidare da trend effimeri e passeggeri, senza troppo pensare alla qualità o, addirittura, al nostro conto in banca.

Consideriamo innanzitutto che, secondo i dati Unicef, il lavoro minorile è ancora largamente impiegato, soprattutto nel settore del fashion. Molti bambini e bambine vengono prelevati da aree rurali, di paesi come il Bangladesh e l’India, per lavorare senza protezioni o tutele nelle fabbriche, non a norma, delle città. Questo avviene perchè gran parte della catena di approvvigionamento e produzione richiede manodopera poco qualificata e a costi ridicoli. Nella raccolta del cotone, ad esempio, il lavoro minorile è uno scoglio importante: i datori di lavoro preferiscono assumere i bambini per le loro dita piccole e snelle, poichè non danneggerebbero il raccolto. Vengono così impiegati nella raccolta e nell’impollinazione manuale delle piante di cotone, ma anche nella fase di taglio, cucito e assemblaggio.

Altro elemento da tenere a mente è il costo ambientale della produzione. Gli scarti produttivi, gli agenti chimici inquinanti, il packaging insostenibile e la concia della pelle con metalli pesanti sono le prime conseguenze di una produzione di scarpe nociva per persone ed ambiente. Qui voglio invitarvi a ragionare insieme a me: una realtà possibile e alternativa esiste già. Rivalutiamo il nostro modo di consumare. Non siamo solo spettatori: possiamo diventare co-produttori, finanziando e motivando una cambiamento; per una moda che sia inclusiva, rispettosa e sicura per tutti – Pianeta compreso.

1- WOMSH
Iniziamo col botto. Dal 2014, Womsh produce scarpe ecosostenibili nel completo rispetto della Terra. La trasparenza è ciò che li rende unici: progettano, fabbricano e confezionano scarpe e stivali in Italia, scegliendo attentamente le materie prime e i fornitori. Manifattura artigianale italiana e produzione etica sono alla base del modello produttivo di Womsh.
L’azienda si alimenta per il 90% di energia pulita, ottenuta da fonti rinnovabili. La pelle utilizzata è ottenuta dagli scarti produttivi di sola origine europea. In questo modo, si limitano gli sprechi e si rimettono in circolo le risorse. Inoltre, nel realizzare la pelle concia vengono adoperate materie prime atossiche; in questo modo si può contiene la produzione di rifiuti pericolosi e di emissioni nocive per la salute e per l’ambiente.
It’s a win-win!

Womsh è stata anche tra le prime aziende di scarpe eco-friendly a realizzare una linea totalmente vegana, a base di Apple Skin. Si tratta di un materiale nuovo, tutto italiano, realizzato a partire da materie prime biodegradabili, provenienti da fonti rinnovabili. Una similpelle ottenuta dalle bucce e scarti produttivi della produzione di mele. Rivoluzionarie!

Qui il link per lo shop di Womsh.

2- ID EIGHT
Sneakers genderless, realizzate con foglie di ananas, raspi e semi d’uva, bucce e torsoli di mele, cotone biologico e plastica riciclata. Sono scarpe disancorate dei vecchi e malsani concetti della fast fashion; l’obiettivo è quello di creare un progetto circolare ed inclusivo, dove al centro ci sono l’ambiente e le persone che lo vivono.

La struttura di ID EIGHT è quella della slow fashion. Due modelli di scarpe – Hani e Duri – ispirati ai colori e all’estetica degli anni ‘90, entrambi rivolti a qualsiasi genere. Basta con il binomio uomo-donna. Non c’è stagionalità o ritmi forsennati: si segue una produzione lenta e virtuosa, senza sfruttamento dei lavoratori o del suolo.

Anche qui, le scarpe sono cruelty free! La pelle non è di origine animale, ma ottenuta invece dalla bio-polimerizzazione delle bucce e scarti produttivi di mele, prevenienti da aziende italiane. Mentre il Pinatex è realizzato con foglie di ananas, coltivate eticamente nelle Filippine.

Qui il link per lo shop di ID EIGHT.

3- WILDLING SHOES
È come camminare scalzi! I due fondatori hanno scelto di produrre scarpe innanzitutto per i loro figli, cresciuti a piedi scalzi in Israele. La maggior parte della scarpe che usiamo, soprattutto quelle per bambini, finiscono per modificare e alterare in negativo la crescita del piede, a causa di una struttura della suola pensata male. È proprio qui che interviene Wilding Shoes! Ispirandosi ai ninja boots giapponesi e rivoluzionando la suola, l’azienda tedesca riesce a offrire ad adulti e piccini una flessibilità assoluta nei punti di maggior pressione per il piede.

I materiali impiegati nella realizzazione della scarpe sono tutti naturali e sostenibili; cotone biologico, canapa, lana cotta e sughero, provenienti da produzioni e piccole imprese europee e/o tedesche. La trasparenza e la garanzia sono fondamentali nella visione dell’azienda. Non c’è sovrapproduzione! Insomma, queste scarpe ci rimettono in contatto con la natura, con il suolo che calpestiamo ogni giorno, per esplorare in modo sostenibile il Pianeta che abitiamo, senza però tradire i nostri piedi!

Qui il link per lo shop di Wildling.

Nota bene: tutte le scarpe da me menzionate in questo articolo sono state valutate, testate e approvate dei miei stessi magici piedini. Hanno perciò superato a pieni voti le mie ferree analisi: sono Gigi approved!

La sostenibilità va in vacanza: costumi Eco-friendly e Made in Italy

La sostenibilità va in vacanza: costumi Eco-friendly e Made in Italy

Per una volta, scelgo di empatizzare con voi amanti dell’estate – che, guarda caso, siete anche quelli che abitano al mare e hanno zero peli sul corpo marmoreo (scusate, niente risentimento). Per una volta, chiudo entrambi gli occhi e pubblico un post dedicato all’estate e ai suoi costumi da bagno – o swimwear, se vogliamo fare gli anglosassoni – interamente sostenibili.

I problemi di inquinamento dell’industria tessile ormai non sono più (si spera) una novità alle orecchie dell’opinione pubblica. Lo sappiamo, i processi di produzione di questo settore comportano un eccessivo consumo di acqua e impiego di sostanze chimiche, che spesso vengono deliberatamente disperse nell’ambiente. Parliamo di costi sociali ed ambientali talmente alti da aver reso la moda il secondo settore più inquinante al mondo. Un bel problemone per noi Occidente consumista fino al midollo!

E’ tempo di rivoluzione, per la Terra e per i lavoratori. Abbiamo bisogno di una rivalutazione dei processi produttivi; di una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro del personale e alle materie prime impiegate. Non si può pensare di poter vendere in Italia, delocalizzando la produzione in Bangladesh o Etiopia per abbassarne i costi. Non si può più acquistare un costume a 15€, senza sapere chi lo ha cucito e a quale prezzo.

Eccovi quindi una lista di brand di swimwear – dai, facciamo gli anglosassoni per benino – davvero attenti all’ambiente e ai lavoratori. Ho scelto marchi prevalentemente italiani, con fabbriche e stabilimenti in Italia o Europa, dove i controlli sulla qualità del lavoro sono notoriamente più frequenti. No brand di capi disegnati a Parigi, per poi essere prodotti in Cina, per intenderci.

CasaGIN – Made in Italy: abiti, intimo e costumi da mare realizzati consapevolmente, in armonia con il ritmo lento della natura. I tessuti impiegati nella produzione sono in fibre vegetali biodegradabili, prodotti a partire da materie prime rinnovabili. Eucalipto, legno di faggio, plastiche rigenerate e cotone organico si mescolano per creare la loro linea estiva.
Nello specifico, i costumi sono in ECONYL (al 78%); si tratta di un materiale a base di un filo di nylon rigenerato, recuperato dagli scarti di reti da pesca o boe. (qui il loro sito)

Balajanas – Made in Italy: altro brand totalmente italiano – sardo, per la precisione – che utilizza il filo di nylon rigenerato ECONYL. Questo tessuto ecologico è in grado di assicurare un alto grado di vestibilità, resistendo anche ad abrasioni, salsedine e creme solari. (qui il sito)

SOSEATY: Il progetto è di una start up veneta, che ha fatto dell’economia circolare il suo punto di forza. I pantaloncini da uomo sono realizzati in poliestere riciclato (SEAQUAL), recuperato attraverso la pulizia degli oceani e la trasformazione della plastica delle bottiglie. Nella linea donna, invece, ritroviamo il buon vecchio ECONYL menzionato prima, questa volta con nylon rigenerato al 65%.
Tutti i materiali impiegati provengono da siti non più lontani di 300 km dal centro di produzione, in modo tale da minimizzare – quanto possibile – le emissioni di CO2 in termini di trasporto. (qui il loro sito)

Repainted – Italian Beachwear: una moda locale, artigianale con capi realizzati a partire da filato ECONYL, resistente a raggi UV, cloro e solari. Dal design particolare e ricercato, rappresenta un piccolo investimento destinato a durare molto più che una collezione o una sola estate. Chiaramente tutto italiano, dai materiali agli stabilimenti produttivi. (qui trovate la collezione 2020)

AllSisters: brand che produce responsabilmente in Spagna, utilizzando materiali eco, certificati italiani. Realizza bikini e pezzi unici dal taglio timeless e chic – modo ricercato per dire “ne prenderei due pure io, grazie!”. Secondo il sito di rating tessile Good On You, non è chiaro se garantisca o meno un minimo salariale, ma trattandosi di una produzione spagnola possiamo (quasi) starne certi. (Qui per maggiori info)