Perché le api stanno morendo? Cosa possiamo fare per aiutarle?

22 Feb 2020 | Slow Eating

Una catastrofe ecologica si sta verificando sotto al nostro naso. Si tratta della moria delle api, le nostre più preziose alleate, nonché anello di congiunzione fondamentale nella catena alimentare.

Negli ultimi inverni abbiamo perso, solo in Europa, più del 50% di api allevate. Negli Stati Uniti la situazione è ancor più drammatica, con apicoltori che segnalano la perdita, in alcuni casi, del 90% delle loro api.

Senza questi insetti però, non c’è cibo. Circa i 2/3 di quello che mangiamo esiste solo grazie al lavoro di questi preziosissimi impollinatori.

Cosa determina quindi la loro morte – e, probabilmente, anche la nostra futura scomparsa, se continuiamo di questo passo?

Le cause sono diverse, un giocoforza di fattori vari, legati, nella maggior parte, all’attività umana ed allevamento intensivo.

1. Insetticidi

Molecole dannose della famiglia dei neonicotinoidi, ovvero neurotossici che colpiscono tutta una serie di insetti, anche quelli non target, come le nostre amiche apine. Fungicidi e pesticidi, ancora INCREDIBILMENTE a norma di legge, che causano perdita dell’orientamento, disfunzioni nel sistema immunitario e, in casi gravi, avvelenamento.

2. Scomparsa delle leguminose

L’allevamento zootecnico, in modo particolare quello intensivo, determina una serie di problematiche ambientali, tra cui la scomparsa dei foraggi, carichi di un polline altamente proteico, che è poi elemento fondamentale dell’alimentazione delle api. Senza i giusti ed essenziali amminoacidi nella loro dieta, le api diventano sempre più deboli. I foraggi vengono sostituiti da monocolture di cereali, soia e mais per l’alimentazione animale. Tutto ciò avviene e continua ad avvenire per il nostro insaziabile appetito di carne.

3. Cambiamento climatico

Eccoci di nuovo qui. Gli sfasamenti stagionali, gli sbalzi repentini caldo-freddo, i periodi siccitosi ed elementi estremi portano ad un ulteriore indebolimento degli alveari. Le api, infatti, in casi estremi e di scarsità alimentare, sono portate a salvaguardare l’alveare, uccidendo i fuchi – le api-maschio – per ridurre il numero di “bocche da sfamare”. Tuttavia, questo sacrificio determina una perdita di esemplari per la fecondazione della nuova regina nella primavera successiva.

Le attività umane, le monoculture, l’allevamento intensivo stanno alterando i processi naturali fondamentali come l’impollinazione. Unico problema: senza api, non c’è impollinazione sufficiente. Senza impollinazione sufficiente, NON C’É CIBO. Che fare?

  • Parlate del problema, condividete conoscenza, diffondete il messaggio il più possibile. Più sappiamo, meglio agiamo. Ricondividete articoli di giornale a riguardo o seguitemi su Instagram per rimanere aggiornati, perché ne parlo spesso.
  • Firmate la petizione lanciata da Slow Food (qui il link) per salvare le api e gli agricoltori e portare la nostra voce in Europa. Si tratta di “una ICE, il modo più diretto per influenzare la politica europea. Non è come una petizione: infatti, se si raggiunge il milione di firme, la Commissione europea è costretta a prendere posizione e a pubblicare un comunicato ufficiale, e il Parlamento europeo deve tenere un’audizione pubblica sull’argomento. Non è solo un’azione simbolica, perché può diventare legge, in vigore in tutta l’Unione Europea.”
  • LEGGETE LE ETICHETTE, comprate miele locale, da apicoltori locali. Un altro importante problema che colpisce le api europee è la concorrenza sleale del miele importato. Generalmente, il miele che proviene da paesi asiatici, in modo particolare la Cina, è stato miscelato e mischiato con sciroppo di riso o edulcoranti. Un prodotto chiaramente contraffatto che prende il nome di “miele adulterato”. Del problema se ne era già parlato nel 2011, quando negli Stai Uniti fu aperta un’inchiesta dall’ente Food Safety News che dimostrò partite enormi di miele potenzialmente pericoloso proveniente da India e Cina, perché carico di piombo e altri metalli pesanti. Il miele cinese causa non pochi problemi in Europa a causa del suo prezzo stracciato, permessogli dal fatto che questo venga anche raccolto prematuramente. Si salta quindi un passaggio fondamentale nel processo di formazione della sostanza che chiamiamo comunemente “miele”; sono gli uomini che lo trasformano artificialmente in fabbrica, lavorandolo e deumidificandolo, aggiungendogli polline e sciroppo di riso.

Tutto ciò crea in primis una concorrenza sleale per gli apicoltori europei, che invece lavorano sotto stretto controllo e con normative valide. In secundis, il “falso miele”, creato in laboratorio, ce lo pappiamo noi consumatori poco coscienti di tali dinamiche. CONSIGLIO DI LETTURA: “Il mondo delle api e del miele” di Cinzia Scaffidi.

Un testo divertente per adulti e piccini, pubblicato da Slow Food Editore, per meglio comprendere il complesso mondo delle api e del miele. Come funziona un alveare? Perché esiste ed a cosa serve il miele? Come abbinarlo in cucina?